Ecco un’opera destinata a mettere in discussione le perduranti semplificazioni inerenti alla presunta carenza, nell’organaria peninsulare, di registri ad ancia, di flauti a camino/a fuso, di pedaliere estese e manuali multipli. Al contrario, quella che ne emerge è una panoramica variegata e complessa sulle tante identità e sfaccettature dell’organo italiano.
Chiunque si interessi all’organo italiano e al suo repertorio non potrà quindi che essere grato a Paolo Crivellaro per lo strumento di lavoro offerto da questi due volumi: non è difficile scorgervi la summa di decenni di ricerca interpretativa ed organologica, qui sintetizzati con esemplare sistematicità.